Mamma e partita iva

Nell'ultimo anno diverse donne intorno a me sono diventate mamme. Mamma a partita iva sono io,  sono mie amiche, amiche di mie amiche o colleghe. Solo recentemente mi sto rendendo conto di quanto sia complicato gestire la maternità e il lavoro se si ha una partita iva, soprattutto per tutte le spese da sostenere durante la gravidanza. E' davvero un super costo, basta considerare le analisi del sangue mensili, le visite dal ginecologo, le ecografie, gli screening per la prevenzione delle malattie genetiche... c'è un business incredibile che gira intorno al mettere al mondo una vita.

Certo che anche le dipendenti hanno le loro spese, ma le lavoratrici autonome devono considerare che il giorno che vanno a farsi le varie analisi, visite, etc. non solo sborsano per la visita ma si detraggono ore di lavoro e quindi anche introiti. Sembra banale, ma non lo è. C'è da considerare che la previdenza per fortuna da un piccolo rimborso che copre tre mesi dopo il parto. Dopo di che o si torna a lavoro o niente introiti. Immagino comunque che ci sia la voglia di tornare a lavoro dopo essere state in mezzo a biberon, pannolini e pappette, soprattutto se le donne sono abituate a lavorare senza un orario preciso, barcamenandosi da un progetto all'altro come spesso accade a me, e non mi sto lamentando, in genere per me è un piacere!

Da poco ho scoperto che quelle professioniste che dopo i tre mesi riescono a riprendere le collaborazioni sono fortunate. Ce ne sono altre che vengono rimpiazzate da praticanti o stagisti e dopo i tre mesi non riescono a ricominciare le loro precedenti collaborazioni. Ne parlavo giusto il week end scorso con una mia conoscente architetto che sarebbe tornata volentieri a lavoro dopo i tre mesi, ma nello studio per cui collaborava prima non c'era più posto per lei. Idem per una mia amica che ora collabora solo per progetti spot. Eppure conosco bene entrambe, donne che hanno dato l'anima per il loro lavoro, sacrificando week end su week end e festività per amore del proprio lavoro. Donne che hanno vinto dei premi per i loro progetti. Donne con gli attributi.

Il fatto che avere messo al mondo un bambino per alcuni datori di lavoro venga visto come uno svantaggio mi fa proprio arrabbiare. Una persona che fino a quel momento ha dato tanto merita di potersi godere questa esperienza. In un paese dove per accedere agli asili nido pubblici devi avere un reddito da fame, dove i nonni si vedono costretti per piacere o per dovere a prendersi cura dei loro nipoti per consentire alle donne di riprendere a lavorare subito, dove a volte molte donne lavorano per pagare la rata dell'asilo nido privato pur di non restare a casa, non posso pensare che una professionista con un figlio possa essere rimpiazzata così, come nel caso delle mie amiche. Che rabbia.

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